| Il Verdetto
La scheda
Regia: Coco Leonardi -Testi: Emiliano Manca
con: Stefania Battarino, Alessandro Capra, Alba Caruso, Francesca
Cocco, Flavio Lai, Massimo Melis, Corrado Licheri, Renata Manca,
Consuelo Melis, Milena Petilli, Antonella Puddu, Antonella Sanna,
Luca Secchi, Carla Trincas.
con la partecipazione di Tino Petilli nel ruolo de La Voce
Disegno luci e direzione tecnica: Mauro Piras
Audio: Davide Melis
Assistenza alla regia: Stefano Zancudi
Trucco: Evy Bassu
La
storia
In un'aula di tribunale si incontrano diciassette persone. Uno dopo
l'altro prendono posto ed è subito chiaro che tutti si conoscono.
Chi sono? Chi li ha chiamati in quel luogo? Dopo i primi battibecchi
cominciano a delinearsi i rispettivi ruoli sociali, le rispettive
"parti". Affianco al borghese altolocato e alla sua ex
moglie, ci sono l'assistente sociale, la ex tossicodipendente, il
ragazzo ribelle e disoccupato, la prostituta e il suo protettore,
e così via. Ciascuno mostra la sua lettera di convocazione
in quel tribunale e finalmente una voce, proveniente da un luogo
imprecisato, inizia a parlare. Questa voce è chiaramente
una fonte di autorità e tutti obbediscono ai suoi dettami,
ma non spiega perché tutti quanti siano stati richiamati.
L'attesa continua e varie volte la voce interverrà per impedire
che la situazione degeneri. Nel gruppo serpeggia una strana inquietudine
e tutti insieme provano a placarla raccontando di quelli episodi
della loro vita in comune che ancora pesano nella memoria, delle
ferite che l'un l'altro si sono provocati. Cosi l'aula del tribunale
si trasforma, grazie all'immaginazione dei personaggi, nel teatro
delle memorie passate e da alcuni volontariamente dimenticate. Il
ricordare è rivivere in un continuo gioco in cui passato
e presente si alternano nel tempo della narrazione, fino a quando
la volontà di trovare a tutti i costi un colpevole sfocia
nella violenza contro i più deboli, contro due ragazzi uniti
dal proprio amore. A questo punto la voce rivelerà ai presenti
che il loro ruolo nel processo non è quello di giurati ma
bensì quello di imputati e che, con il loro operato, si sono
condannati da soli. Senza svelare la propria identità la
voce emetterà finalmente il verdetto nel quale vengono colpiti
coloro che hanno ispirato l'azione criminale, ma anche coloro che
per la propria ingenuità e stupidità non si sono ribellati.
Il
tema
L'idea dello spettacolo de "Il Verdetto" è quella
di portare in scena in modo semplice e diretto uno spaccato della
società, scoprendone le piccolezze e meschinità, mettendo
in luce quel lato della vita di ciascuno per il quale, avendo abbandonato
un progetto di cambiamento sociale e la ricerca di un'azione pratica
nel mondo che ci circonda, ci adagiamo all'interno di rapporti umani
falsi e convenzionali, oppure non vediamo la sofferenza altrui se
non addirittura la sfruttiamo a nostro vantaggio. La ricerca teatrale
che sta dietro il Verdetto è quella di ricreare la vita sul
palco, in una spettacolo in cui diciassette attori sono contemporaneamente
in scena e dove nel gioco sottile dell'attesa, delle piccole azioni,
degli sguardi e dei movimenti all'interno dello spazio nasce un
mondo di rapporti e di intese, dove la fantasia e la creatività
dell'attore coinvolgono il pubblico in un gioco di immaginazione
ed immedesimazione. Lo scopo è proprio quello di materializzare
di fronte al pubblico un grande specchio, dando l'opportunità
a quella voce che è dentro ciascuno di noi di parlare e di
emettere un verdetto che scuota per un attimo lo stato di inconsapevolezza
nel quale spesso ci troviamo.
La metodologia
Il lavoro fatto dai diciassette attori si basa sulla tecnica introdotta
da Stanislavskij all'inizio del secolo
e sviluppata dall'Actor Studio statunitense. Grazie ad una serie
di incontri seminariali e ad un intenso lavoro di ricerca il Laboratorio
Teatrale dell'associazione Kentu cerca di fornire quegli strumenti
di ricerca emotiva, sensoriale e fisica necessari alla creazione
della vita del personaggio. Proprio di questo si tratta infatti,
ricreare la vita sul palco attraverso un ponte tra personaggio e
attore. Le esperienze emotive e la memoria sensoriale del proprio
corpo diventano la fonte della vita del personaggio e lo rendono
credibile agli occhi dello spettatore. Sulla ricerca del "ti
credo" del pubblico si fonda infatti il lavoro dell'attore
Stanislavskijano.
Rassegna
stampa
Nuova Sardegna del 2 novembre 1997 pag.41 - Di Roberta Sanna
Titolo: Duro "verdetto" contro la follia che regge
il mondo
"Verdetto" positivo per la seconda prova del laboratorio
teatrale Kentu, associazione nata nel 1995 come circolo del cinema
e che l'anno scorso ha trovato la via del teatro con il fortunato
debutto nello spettacolo "Marcia". "Il Verdetto"
è appunto il titolo dello spettacolo, presentato da mercoledì
a venerdì scorso nel teatrino della Casa dello Studente,
che propone, giocando sulla metafora del tribunale, un approfondimento
sul tema delle responsabilità individuali e di quelle dei
poteri forti della società. Come per "Marcia",
lo spettacolo nasce da un'idea di Coco Leonardi
(uno dei fondatori della famosa Comuna Baires), regista che fin
dall'inizio collabora con la compagnia.
In un tribunale immaginario, dove mancano i giudici ma da cui è
impossibile sfuggire come dalla propria coscienza, il testo sviluppato
da Emiliano Manca propone un'atmosfera cupa e quasi senza speranza
dove forse tutti sono colpevoli.
In un'azione serrata dominata dal gioco scenico dello spostamento
delle sedie e dagli interventi ammonitori di una voce estema (registrata
da Tino Petilli), tutti accusano tutti, e l'incomprensione, l'incomunicabilità,
le maldicenze, e l'attenzione egoistica ai propri interessi e desideri
condurranno irrimediabilmente alla tragedia. Gli anelli più
deboli della catena, coloro che si ribellano per chiedere un po'
di giustizia saranno alla fine le vittime sofferenti, ma incapaci
di unirsi e di ribellarsi, che difendono quel poco di potere di
cui dispongono andando contro chi è più esposto di
loro.
Metafora amarissima della società, "II verdetto"
emette la condanna finale contro le forze del Denaro, della Cultura,
della Fede e della Violenza, ma suggerisce al pubblico di approfondire
il giudizio su tutti i personaggi della torbida vicenda, per arrivare,
ciascuno nella propria coscienza, al riconsocimento della propria
colpevolezza.
Interpretando lo spettacolo con passione ed efficacia Stefania Battarino,
Alessandro Capra, Alba Caruso, Francesca Cocco, Flavio Lai, Corrado
Licheri, Renata Manca, Consuelo Melis. Massimo Melis, Milena Petilli,
Antonella Puddu, Antonella Sanna, Luca Secchi, Carla Trincas. Luci
di Mauro Piras, audio di Davide Melis, trucco di Evy Bassu. [di
Roberta Sanna]
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